LA STORIA
Riscoperta all’interno del vecchio Borgo Maestro di Subbiano in provincia di Arezzo, lungo la strada che sale in Casentino, la dove scorre il fiume Arno, immersa nella campagna toscana dove la presenza secolare dell’uomo ha modellato i profili delle colline, i casali, i borghi medioevali, i filari dei vigneti, gli olivi, i cipressi, circondata proprio da quelle colline rivestite di viti e olivi, mostra la sua storia da vivere e da gustare oggi come allora "La Corte dell’Oca". Vi si accede dal 33 del Borgo Maestro, oggi Via Roma, percorrendo un andito ricavato a piano terra del sovrastante palazzo ottocentesco. Percorso l’andito si arriva alla Corte posta al centro dell’agglomerato urbano con le sue naturali ambientazioni che vi si affacciano.
Ambiziosa quanto immutata nel tempo fa bella mostra di se la cantina di Quintilio che custodisce gelosamente tutti i segreti della pigiatura dell’uva, della fermentazione e del travaso del mosto nelle botti. Par essere gelosa di se stessa la cantina che mostra le sue botti tirate con olio di lino cerchiate di minio e di nero catrame; barili, bigoncini, tinelle, mastelli, caratelli, calastre d’ogni misura con al centro lo strettoio che par tirato a festa. La corte pavimentata a pietra come il Borgo Maestro ospita l’Osteria dell’Oca golosa. Nei locali della Corte si mangia e si alloggia a pagamento. Il locale della mescita all’interno dell’Osteria, la capanna di pietra, la cantina, il giardino estivo e gli alloggi sono la trasposizione nei tempi nostri di una fetta di vita degli anni‘50. I cibi ed i vini sono rigorosamente toscani nel pieno rispetto della tradizione. Al banco mescita si consumano colazioni e merende sicuramente non comuni. Gli ospiti che onorano la Corte con la loro presenza, non solo assaporano la storia gastronomica del territorio, ma vivono alcuni momenti di storia del vivere, di usanze e di abitudini in quanto non si può fare a meno di calarsi dentro all’atmosfera che i locali sono in grado di creare.... il resto è poi demandato ai ricordi personali che vengono sicuramente stimolati.
All’interno dell’Osteria il tempo si è fermato. La prima televisione trasmette filmati di vita quotidiana degli anni ’50 in bianco e nero; la prima "vespa 125" libera la spensieratezza, la fisarmonica, il violino, la trom-ba, i flauti fanno concerto e cornice ad immagini che ti riportano indietro nel tempo. Sono sensazioni uniche da provare, sono brividi ed emozioni. Il lavoro, la ri-creazione, le arti, i mestieri vengono rivissuti e non solo ricordati. Il classico mangiare e bere alla toscana; alla vecchia cucina di casa. Alla Corte dell’Oca il tempo si è fermato alla riscoperta dei luoghi e delle sue genti. Un buon bicchiere a tutto di servito sul piano di marmo della mescita che pavoneggia all’ingresso dell’Osteria; il crostino con il vinsanto, il brodo di gallina, la gallina lessa con la salsa, la pappa, le fette abbrustolite strofinate d’aglio e venate del rigagnolo d’olio per la fettunta; la zuppa di fagioli, la minestra di pane, la ribollita o i tagliolini coi ceci. E perché nò, i maccheroni, le pappardelle sugose alla lepre, le bistecche sanguinolente profumate di abbrustolito col sù pepe e il su limone, i fagioli zolfini con la foglia di salvia e fratellastri di tant’altri cotti nel fiasco; i fagioli all’uccelletto coi salsicci e la trippa fumante e gli umidi e i fritti e gli arrosti…. A volte il baccalà che sgocciola olio e pomodoro; e per le feste un bel cappone. Al banco della mescita si vende vino al minuto, prosciutto e la bella soprassata. Dall’orcio poi, una buona dose d’olio nostrale. Insomma qui "si mangia bene, si beve meglio e quel che conta...... si paga buono".
I locali dell’Oca Golosa sono tirati a "legno da calpestare ed ascoltare”, a "travi di castagno e pianelle"; nei giardini sotto la pergola, accanto al forno a legna da ammirare in bella vista; vicino al pozzo ed alla fontana dove “l’acqua viene attinta", si possono consumare semplici spuntini o completi desinari ma quel che più conta si possono vivere momenti d’altri tempi in una oasi di pace e si può ritrovare se stessi. L’apparecchiatura è quella di una volta. Si può desinare nella sala al piano della mescita vicino alla vetrina, o per vivere emozioni uniche nella vecchia cucina toscana o nella sala dei vini al piano primo che dall’alto ti regala uno scorcio della Corte che t’incanta. La saletta "fuori le capanne” dove il calore del camino e del forno a legna fanno bella mostra di se, è il luogo ideale per pochi intimi e ti invita a riscoprire la cena e la veglia per trascorrere una serata in santa pace lontano dalle abitudini quotidiane alla scoperta del buon vivere e delle sane per quanto semplici abitudini di una volta. È bello desinare o conversare anche in cantina lontano da occhi indiscreti circondati da botti e bottiglie d’altri tempi gelosamente conservate, ric-che di storia e di calore e magari a lume di candela per una serata ricca di suggestione.
Per queste naturali ambientazioni la Corte dell’Oca non ti stanca mai e gli ospiti sentono il desiderio di viverla nella sua interezza non solo per un giorno ma sono stimolati a vivere tutte le sensazioni che sprigionano le sue ambientazioni naturali. Alla Corte dell’Oca non hai bisogno di parole per farti capire, di paragoni per sentire che stai bene, di sensazioni forti per poterti emozionare, sei in Toscana e tu sei suo ospite. E’ una esperienza unica da raccontare agli amici con i quali puoi dividere il piacere di una semplice partita a carte unita alla degustazione di antiche ricette toscane e ad un buon bicchiere di vino. Per la sua particolare ubicazione gli ospiti della Corte dell’Oca possono conoscere la Toscana delle città d’arte, della storia, dei grandi personaggi e delle loro opere e qui trovano un punto di riferimento per conoscere il paesaggio toscano e la schietta ospitalità; per trascorrere una vacanza in un ambiente naturale particolarissimo. È un punto di partenza per passeggiate lungo bianche poderali di campagna, pedalate in mountain bike costeggiando vigneti ed uliveti o per fare trekking lungo sentieri segnalati alla scoperta dei mille volti di questa regione magari salendo verso l’Alpe di Catenaia (m.1415) attraverso boschi di castagni e faggi secolari…….





